Dichiarazione di Cayey

"Restituiteci la nostra proprietà!"

B o t t o n i

C o u n t e r

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martedì, 15 giugno 2004

Per migliaia di anni, noi popoli originari abbiamo saputo convivere con la natura, rispettando i suoi cicli di vita e di rigenerazione. Per noi la natura è parte delle nostre stesse vite; concepiamo la vita come un tutto, dove i distinti elementi convivono per mezzo di complessi meccanismi di rispetto in un concerto dal fragile equilibrio. L'esperienza dei nostri popoli nella conservazione e nella protezione dei boschi e della biodiversità, e nel mantenimento di ecosistemi essenziali, può diventare un ulteriore contributo a favore di un cammino armonico dell'umanità in questo nascente secolo XXI.

Rigoberta Menchù
Gli indios e le briciole d'Occidente
 
 
Dichiarazione di Cayey

(Porto Rico)

"Restituiteci la nostra proprietà!"

Cayey/Porto Rico, Bolzano, 11 giugno 2004

I partecipanti al sesto Incontro dei popoli indigeni d'America, riuniti nella città di Cayey, Porto Rico, enfatizzano il fatto che la spiritualità e la cosmovisione indigena rappresentano il punto fondamentale di tutte le aspirazioni:

"La crisi della nostra epoca è rappresentata dalla carenza di valori morali ed etici, crisi che non solamente corrode in forma determinante la civiltà dominante, ma colpisce e indebolisce anche i popoli indigeni."

Alla luce di quanto detto, dichiarano:

"Per i popoli indigeni, il valore della terra è più di qualcosa di fisico o di un titolo di proprietà. E' un valore che ci lega e ci relaziona alla Madre Terra che ci sostiene, ci trasmette saggezza, armonia ed equilibrio - ed un habitat per la nostra esistenza vitale. Per noi, la terra ed i popoli sono tutt'uno."

"Dalla visione e saggezza millenaria dei popoli indigeni non è possibile intendere e men che meno accettare la pretesa del sistema dominante, che vuole appropriarsi della terra con un'intenzione di sfruttamento o di distruzione. Le popolazioni indigene sono state rese vittime basandosi sul diritto della scoperta che è stato invocato dagli invasori europei per giustificare l'usurpazione e la presa di possesso delle terre. Le stesse terre, che per migliaia di anni sono state sotto la custodia dei nostri antenati. I fondatori dei nuovi stati, quando disconobbero il dominio imperiale delle loro stesse metropoli si appropriarono dei contratti delle terre, illegali fin dal loro concepimento, al fine di creare il loro nuovo ordine, aggiungendo all'illegalità esistente, un'altra illegittimità, all'ingiustizia altra ingiustizia. Per questo, partendo da considerazioni storiche ed etiche, i titoli degli stati moderni sulle terre indigene, non possono venire considerati validi o giusti.

La dottrina del cosiddetto diritto degli scopritori, che è stata utilizzata dalle potenze europee per dividersi le terre, le fonti acquifere e le risorse delle popolazioni indigene, fu una menzogna ed una finzione visto che le terre del cosiddetto Nuovo Mondo erano abitate da secoli dalle popolazioni autoctone. La cosiddetta "scoperta" non è mai avvenuta e l'invasione europea fu un atto illegale e criminale. In contrasto con il legato del grande spirito, gli europei assunsero illegalmente la proprietà e la giurisdizione di tali terre, acque e fonti di vita. Facendo questo, rovinarono la relazione millenaria dei popoli indigeni con la terra in cui abitavano. Titoli illegittimi non possono venir legalizzati con il passare del tempo.

L'attuale legislazione nazionale ed internazionale, che consacra il riconoscimento della libera determinazione e sovranità dei popoli indigeni, rende il "diritto degli scopritori" ancora più illegittimo ed ingiusto. Noi, popoli indigeni abbiamo il diritto ed il dovere inalienabili di rafforzare e rivendicare i titoli terrieri. Ci rimettiamo quindi agli organismi internazionali, a tutti i governi ed al settore economico affinché assumano le proprie responsabilità; esigiamo che, nel pieno esercizio della giustizia così come della salvaguardia della Madre Terra e dei suoi elementi vitali, proteggano quest'ultimi dallo sfruttamento e saccheggiamento da parte di forze estranee agli stessi. Ciò che precede si esprime in forma imperativa a favore del benessere dei popoli indigeni e dell'umanità ed al fine di ripagare il debito di genocidi e distruzioni attraverso il risanamento del pianeta.

"Il grande spirito ci rese guardiani delle terre sacre dei nostri avi e per questo dobbiamo riaffermare i nostri doveri e diritti naturali ed il diritto all'autogoverno senza interferenze esterne. Facciamo un richiamo a tutti i popoli e nazioni indigeni dell'America affinché si riuniscano più volte al fine di riaffermare questi doveri e diritti naturali, completare questa stessa dichiarazione, per reclamare ciò che spetta loro di diritto e recuperare la custodia della terra, acqua e risorse naturali che danno sostegno alla vita."

Firmato da 48 partecipanti provenienti da differenti territori indigeni del continente.

Declaración de Cayey (Puerto Rico)

"¡Vuélvanos nuestra propiedad!"

Cayey/Puerto Rico, Bolzano/Bozen, 11 de junio de 2004

Los participantes del 6 Encuentro Indígena de las Américas, reunidos en la ciudad de Cayey, Puerto Rico, enfatizan que la espiritualidad y cosmovisión Indígenas son el marco fundamental de todas las aspiraciones: "La crisis mayor de nuestra época es la carencia de valores morales y éticos; una crisis que no solamente corroe en forma determinante a la civilización dominante, sino que también afecta y socava a los Pueblos Indígenas."

A la luz de lo antes expuesto, declaran:

"Para los Pueblos Indígenas, el valor de la tierra es más que algo físico o un título de propiedad. Es un valor que nos enlaza y conecta a la Madre Tierra la cual nos sustenta, nos da sabiduría, armonía y balance - y un hábitat para nuestra existencia vital. Para nosotros la tierra y los pueblos son uno solo."

"Desde la visión y sabiduría Indígenas milenarias no puede entenderse ni aceptarse la pretensión del sistema dominante de apropiarse de la tierra en forma explotadora o destructora. Las culturas Indígenas han sido victimizadas tomando como base la doctrina del 'título de descubrimiento', invocada por los invasores europeos para justificar la usurpación y posesionamiento de las tierras, que han estado bajo la custodia de nuestros ancestros por miles de años. Los fundadores de los nuevos estados, al tiempo que desconocieron el dominio imperial de sus respectivas metrópolis, se apropiaron de sus títulos de tierras, viciados desde su nacimiento, con el fin de edificar su nuevo orden; añadiendo ilegitimidad sobre ilegitimidad, injusticia sobre injusticia. Por lo cual, partiendo de consideraciones históricas y éticas, los actuales títulos de los estados modernos sobre las tierras Indígenas no pueden ser válidos ni justos."

"La doctrina del llamado 'título de descubrimiento' utilizada por las potencias europeas para dividirse entre ellos las tierras, aguas y recursos de los Pueblos Indígenas fue una mentira y una ficción, ya que las tierras del llamado Nuevo Mundo estaban habitadas desde siglos antes por los pueblos autóctonos. Es decir, en honor la verdad, nunca existió el llamado 'descubrimiento', por lo que la invasión europea fue un acto ilegal y criminal. Contrario al legado del Gran Espíritu, los europeos asumieron ilegalmente la propiedad y jurisdicción sobre tales tierras, aguas y fuentes de vida, desquiciando así la relación milenaria de los Pueblos Indígenas con las tierras, en las que estos habitaban. Títulos viciados no pueden ser legitimados con el paso el tiempo."

"La actual legislación nacional e internacional, que consagra el reconocimiento de la libre determinación y soberanía de los Pueblos Indígenas, hace a la doctrina del 'título de descubrimiento' aún más viciada e injusta. Los Pueblos Indígenas tenemos el derecho y el deber inalienables de fortalecer y reivindicar los títulos de las tierras. Instamos a los organismos internacionales, a todos los gobiernos y al sector empresarial a asumir plenamente su responsabilidad; les exigimos, en el mejor ejercicio de la justicia así como de la salvaguardia de la Madre Tierra y sus elementos vitales y sustentadores de la vida, que protejan a estos de la explotación y depredación por fuerzas ajenas a los mismos. Lo anterior se expresa, como imperativo a favor del bienestar de los Pueblos Indígenas y de la humanidad, en redención de una deuda de genocidio y destrucción, y contribución a la sanación planetaria."

"El Gran Espíritu nos hizo guardianes y cuidadores de las tierras sagradas de nuestros ancestros, por lo que debemos reafirmar nuestros deberes y derechos naturales y el derecho de autogobernarnos sin interferencias externas. Hacemos un llamado a los Pueblos y Naciones Indígenas de las Américas a congregarse una y otra vez para reafirmar estos deberes y derechos naturales, en cumplimiento de esta declaración, para reclamar lo que correctamente les concierne, y a recuperar la custodia sobre las tierras, aguas y los elementos naturales vitales que dan sustento a la vida."

Firmado por 48 participantes de diferentes territorios indígenas del continente.

Erklärung von Cayey (Puerto Rico)

"Gebt uns unser Eigentum zurück!"

Cayey/Puerto Rico, Bozen, 11. Juni 2004

Die Teilnehmer des 6. amerikanischen Treffens der Ureinwohner in Cayey, Puerto Rico, vom 25. bis 30. April 2004 heben hervor, dass Spiritualität und Kosmovision die Grundlage für ihr Tun sind: "Die größte Krise unserer Epoche ist der Niedergang der moralischen und ethischen Werte; diese Krise bedroht nicht nur die Staatsvölker, sondern berührt zunehmend auch die Gemeinschaften der Ureinwohner."

Vor diesem Hintergrund erklären sie:

"Für uns Ureinwohner bedeutet die Erde viel mehr als nur ein Gegenstand oder ein Eigentumsrecht. Wir sind mit unserem Mutterland untrennbar verbunden, aus ihm schöpfen wir Klugheit, Harmonie und Gleichgewicht. Außerdem ist das Land unser Lebensraum, der eins ist mit unseren Gemeinschaften."

"Solange die Staatsvölker die Jahrtausende alte Vision und Klugheit der Ureinwohner nicht verstehen, werden sie immer versuchen, ihr Land auszubeuten und zu zerstören. Die Kulturen der Eingeborenen wurden von den europäischen Eindringlingen geopfert im Namen des 'Rechts des Entdeckers', um die Besetzung der Länder zu legitimieren. Die Gründer der neuen Staaten, die zu jener Zeit nicht die Vorherrschaft der jeweiligen Hochkulturen anerkannt haben, rissen deren gewachsene Landrechte einfach an sich, mit dem Ziel eine neue Ordnung zu schaffen; es folgte Unrecht auf Unrecht. Legt man also geschichtliche und ethische Maßstäbe zu Grunde, sind die derzeitigen Rechte der modernen Staaten an den Territorien der Ureinwohner weder gültig noch gerecht."

"Das 'Recht des Entdeckers', auf das sich die europäischen Großmächte berufen haben, als sie sich Länder, Meere und die Ressourcen der indigenen Gemeinschaften untereinander aufteilten, waren eine Lüge und reine Erfindung der Invasoren. Denn die Länder der so genannten Neuen Welt waren seit Jahrhunderten von unabhängigen Völkern besiedelt. Es ist vielmehr so, dass es zu keinem Zeitpunkt eine 'Entdeckung' gegeben hat, vielmehr war die Invasion der Europäer ein illegaler und krimineller Akt. Entgegen des Vermächtnisses des Großen Geistes haben die Europäer illegal den Besitz und das Recht über diese Länder, Meere und Quellen des Lebens an sich gerissen. Damit störten sie die Jahrtausende alte Beziehung der Ureinwohner mit dem Land, das sie besiedelten. Das ist bis heute so geblieben, denn nicht legitimierte Rechte werden mit Fortdauer der Zeit nicht legitimer."

"Die aktuelle nationale und internationale Gesetzgebung, die die freie Entscheidung und Souveränität der indigenen Völker anerkennt, führt das 'Recht des Entdeckers' noch weiter ad absurdum. Daher haben wir das unübertragbare Recht und die Pflicht, unsere Landrechte zu verteidigen. Wir bestehen darauf, dass die internationalen Organisationen, die Regierungen und Konzerne sich endlich ihrer vollen Verantwortung bewusst werden und wir verlangen von ihnen, im Namen der Gerechtigkeit, des Schutzes des Mutterlandes und seiner lebensbringenden Elemente, diese vor Ausbeutung zu schützen. Das soeben Dargelegte wirkt sich wie ein Befehl zugunsten des Wohls der Ureinwohner und der Menschlichkeit aus. Die Einhaltung dieses Befehls dient der Wiedergutmachung des Völkermordes und der Zerstörung und trägt zur Heilung des gesamten Planeten bei."

"Der Große Geist machte uns zu Wächtern und Wärtern der heiligen Erde unserer Vorfahren, daher müssen wir uns auf unsere natürlichen Aufgaben und Rechte sowie auf das Recht auf Selbstverwaltung ohne Einflussnahme von außen berufen. Wir rufen deshalb die indigenen Gemeinschaften und Völker Amerikas dazu auf, sich wieder zu versammeln, um diese natürlichen Rechte und Pflichten einzufordern und diese Erklärung zu erfüllen. Wir verlangen nur das, was uns zusteht, nämlich die Hoheit über unsere ursprünglichen Ländereien, das Wasser und die natürlichen Elemente, die zum Überleben notwendig sind."

Unterzeichnet von 48 Teilnehmern verschiedener indigener Völker Amerikas.

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Congresso Nazionale Indigeno
Messico, Distrito Federal
Palazzo Legislativo

"SIAMO NATI DAL FANGO, SIAMO DI MAIS"


Juan Chávez, Congresso Nazionale Indigeno
in Parlamento, 28 marzo 2001

"Signore e Signori Deputati:
Senatori e Senatrici:
Fratelli del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale:
Fratelli del Congresso Nazionale Indigeno:
Fratelli messicani e messicane:
Fratelli della Società Civile Nazionale ed Internazionale
Chiedo il permesso di leggere questo documento.


Siamo nati dal fango, siamo di mais.
Siamo nati dal dolore,
ci siamo nutriti del dolore che diventa speranza.
Siamo indios.
Siamo indios veritieri.
Per il riconoscimento costituzionale dei diritti dei popoli indios,
per la costruzione di una società plurale e diversa,
signori e signore legislatori:
Noi, popoli indios, siamo popoli di cuore veritiero, siamo popoli di sangue veritiero.
Siamo qui, siamo popoli veritieri, veniamo dalla terra, ci siamo formati dalla madre terra, siamo nati dalla terra.
Prima che esistesse la luce, il seme era già stato gettato nell'oscuro
ventre della terra, nell'umido e caldo cuore dei nostri popoli.
Lì è germogliata la parola, quella che ci ha dato cuore, quella che ci ha dato storia, quella che ci ha reso popoli.
Siamo nati popoli, siamo nati dalle nostre radici, ci siamo sollevati nei nostri tronchi, siamo cresciuti nei nostri rami, i nostri fiori hanno
germogliato la parola. Attraverso i nostri frutti siamo tornati alla terra, nei nostri semi è germogliata di nuovo la parola e così, nascendo e crescendo, crescendo e fiorendo, fiorendo e germinando, abbiamo continuato a crescere e fiorire fino ad oggi e continuiamo ad essere gli stessi, continuiamo ad essere i popoli indios.
Non siamo nati ieri, non siamo nati solo oggi, siamo nati molto prima, siamo nati fin dall'inizio, siamo nati dai più antichi, siamo nati prima e prima ancora, siamo nati dall'inizio, siamo nati popoli fratelli, ognuno con il proprio nome, quello che conosciamo, ognuno con la propria parola, quella che noi sentiamo con il cuore. Ognuno nel proprio luogo, quello che, con rispetto e tenerezza, accarezziamo con i nostri piedi. Ognuno il proprio monte, la propria vallata, la propria rupe, la propria sorgente ed acqua, la propria montagna. Ognuno, con i popoli a cui apparteniamo, siamo nati popoli fratelli.
Veniamo dal cuore della terra, siamo nati dai cinque angoli del mondo, siamo venuti dai sette colori della terra: dal rosso e dal nero, dal giallo e dal bianco, dal verde e dall'azzurro, dal viola, siamo venuti di tutti quanti insieme.
Abbiamo parlato ed abbiamo incontrato tutte le parole e tutte le voci: zapoteco e mixteco, chinanteco e mazateco, mixe e triqui, zoque e amuzgo, chontal e huave, ixcalteco e chocholteco, nahuatl e tacuate, chatino e tlapaneco, tzotzil e tzeltal, chol e tojolabal, maya e purépecha, ñahñú e mazahua, totonaco e matlatzinca, popoluca e tepehua, guarijía e cora, mexicanero e tepehuano, raramuri e tenek, cochimi e oodham, yaqui e mayo, kikapú e cuicateco, da tutti i popoli a cui apparteniamo abbiamo raccolto la parola che è parola veritiera.
Siamo incenso, siamo vento, siamo fumo, siamo pozol, siamo grotta, siamo monte, siamo acqua, siamo fiore, siamo cervo, siamo chiocciola, siamo uccello, siamo colore, siamo terra, siamo fango, siamo pioggia, siamo sole, siamo la degna memoria, siamo il dolce domani, siamo il sogno, siamo il cuore della nostra storia, siamo indios, siamo indios veritieri, siamo tutto quello che siamo, siamo il popolo delle origini, siamo quelli che possiedono lingua e cultura, storia e tradizione, che discendiamo dai primi antenati, da quelli che sono stati nostri padri e madri, nonni e nonne, quelli che abitavano già queste terre prima della colonizzazione, da prima che si stabilissero le frontiere degli Stati Uniti Messicani.
Siamo noi, i nostri popoli, quelli che in condizione giuridica o no,
conserviamo, rispettiamo, difendiamo ed amiamo le nostre istituzioni sociali, economiche, politiche e culturali, Siamo quelli di cui si parla nell'Accordo 169 dell'organizzazione Internazionale del Lavoro firmato dal Messico; siamo quelli citati nel Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali firmato dal Messico; siamo quelli a cui si riferisce il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici firmato dal Messico;
Siamo quelli di cui gli strumenti giuridici internazionali dicono:
"tutti ipopoli hanno il diritto all'auto-determinazione. In virtù di questo diritto stabiliscono liberamente la loro politica e provvedono, da sé stessi, al proprio sviluppo economico, sociale e culturale".
Per questo siamo venuti oggi, con tutto il rispetto, davanti a questa
tribuna a chiedere quello che ci spetta: il riconoscimento costituzionale dei nostri popoli indigeni e dei nostri diritti collettivi.
Siamo popoli veritieri, sangue di popoli veritieri. Nel nostro sangue, nelle nostre vene scorre la memoria, la dignità e la saggezza dei nostri antenati.
La nostra pelle è del colore di coloro che ci hanno dato vita, che ci hanno messo al mondo. Nel nostro cuore portiamo la loro parola, parola veritiera, quella che ci ha dato coscienza, che ci ha formato la ragione, che accompagna il nostro cammino in montagna, che ci insegna ad ascoltare da dentro i canti delle nuvole e dei venti.
Siamo la parola che ci parla e ci insegna, siamo rispetto, siamo canto,
siamo musica e tessuto, siamo armonia e colore, siamo la premura con cui tutti noi ci proteggiamo, siamo il cuore con cui tutti pensiamo, siamo storia e cultura, siamo le nostre proprie regole, quelle che proteggono e vigilano, quelle che proteggono e convalidano, quelle che correggono ed offrono.
Possediamo identità, lingua, storia, cultura, regole, tradizione, volontà. Oggi più che mai, le nostre voci hanno percorso la terra dall'ultimo angolo della patria.
Oggi si è sentito pulsare il nostro cuore in tutte le lingue ed in tutte le parole. Oggi si è ascoltato quello che abbiamo detto tante volte nelle piazze, nei monti, nelle strade: siamo gli indios, siamo popolo, siamo indios. Vogliamo continuare ad essere gli indios che siamo, vogliamo continuare ad essere i popoli che siamo, vogliamo continuare a parlare la lingua che parliamo, vogliamo continuare a pensare alla parola a cui
pensiamo, vogliamo continuare a sognare i sogni che sogniamo, vogliamo continuare ad amare i nostri amori, vogliamo essere quello che siamo, vogliamo il nostro posto, vogliamo la nostra storia, vogliamo la verità, vogliamo vivere il nostro diritto all'Auto-determinazione (...) per decidere le nostre forme interne di convivenza ed organizzazione sociale, economica, politica e culturale, perché sappiamo che i nostri popoli hanno la capacità di decidere del proprio destino, possediamo identità, coscienza propria e la capacità di aprirci per relazionarci con gli altri cittadini del paese e del mondo e poiché siamo popoli con cultura, storia, rispetto e convinzione, possiamo organizzare e decidere della nostra vita economica e politica, possiamo provvedere ad una giusta applicazione ed amministrazione della giustizia nei nostri villaggi, possiamo occuparci con amore ed attenzion e dei nostri affari territoriali per proteggerli, preservarli, svilupparli.
Dare cuore alla nostra cultura ed educazione, perché siamo i primi
interessati allo sviluppo, conservazione e ricostruzione dei nostri popoli e culture.
Noi amiamo la terra, noi amiamo i fiumi e le montagne, i pesci, gli uccelli, gli animali, noi amiamo i nostri popoli; per questo sappiamo che possiamo dare loro quello che meritano e di cui hanno bisogno. Vogliamo esercitare la nostra autonomia. Non come separazione, ma come forma interna di auto-determinazione. Non la stiamo cercando da ieri o da oggi. Già da prima della conquista spagnola così vivevamo tra i nostri popoli e culture. Allora abitavano in queste terre molti milioni di fratelli e sorelle dei nostri popoli originari.
Possedevamo la nostra cultura, le nostre arti, le nostre scienze, le nostre città e le nostre leggi, i nostri villaggi avevano i loro governi ed autorità, ma, prima la conquista e poi la colonizzazione, uccisero e spogliarono i nostri popoli.
Quando si formò la nazione messicana e si separò dalla corona spagnola, i governi e le leggi vollero dimenticare le nostre culture ed identità, eppure, continuammo a vivere, la morte ed il saccheggio furono enormi tra i nostri popoli.
Continuammo a vivere e continuammo ad essere popoli. Nonostante i tentativi di sterminio o sparizione forzata, i nostri popoli hanno conservato la propria vita, la propria esistenza, la propria lingua, la propria cultura.
Abbiamo conservato il nostro modo di intendere il mondo, il nostro modo di porci in relazione con la natura, con gli altri popoli ed i nostri spiriti ed antenati. Abbiamo conservato le nostre forme di organizzazione e governo, le nostre culture si sono mantenute vive.
Non abbiamo mai smesso di essere comunità.
Non abbiamo mai dimenticato che siamo popoli.
Per anni e secoli hanno voluto obbligarci a smettere di essere quello che siamo e siamo stati condannati a sparire in carne e cultura. Molti altri sono stati condannati all'isolamento, all'emarginazione, alla
discriminazione ed alla privazione. Ci hanno tolto le nostre terre, i nostri monti, i nostri fiumi, i nostri luoghi sacri, le nostre lingue e tradizioni, le nostre culture sono rimaste nell'oblio ed abbiamo dovuto conservarle nel segreto delle montagne affinché potessero sopravvivere.
Per molti anni abbiamo vissuto così, ma negli ultimi decenni i nostri popoli sono tornati a dire la loro parola, sia a livello nazione che internazionale.
Si è risvegliata la coscienza del fatto che siamo popoli e siamo vivi ed abbiamo al diritto di esercitare la nostra libera determinazione nella nostra moltitudine di villaggi.
Le nostre voci hanno parlato, in altri paesi si riconosce la nostra
esistenza, la nostra presenza, il nostro diritto e la nostra dignità.
Solo nel nostro paese non siamo ancora riconosciuti dalla legge, nel nostro paese ancora non godiamo dei nostri diritti, nel nostro paese ancora non siamo nati.

Signore e signori legislatori:

La parola che stiamo pronunciando non è più la nostra parola, né la stiamo pronunciando per la prima volta. La parola che oggi pronunciamo è la parola di milioni e milioni di fratelli e sorelle indigeni, è la parola dei nostri popoli, è la parola che abbiamo raccolto durante molti anni, decenni; nei nostri villaggi, nelle nostre comunità, nelle nostre montagne e vallate.
Come popoli abbiamo pronunciato molte volte questa parola. Già negli anni settanta ci siamo incontrati ed abbiamo riflettuto insieme.
Negli anni ottanta molti si avvicinarono ai nostri cuori nel sentire che tutti i nostri popoli fremevano per il rispetto dei nostri diritti e della nostra dignità. Negli anni novanta abbiamo potuto scorgere una nuova luce di speranza neidialoghi di San Andrés.
Allora abbiamo consegnato la nostra parola ed abbiamo creduto che la luce fosse vicina quando sono stati firmati gliAccordi di San Andrés. Lì abbiamo visto rispecchiati i nostri desideri edaspirazioni. Si rallegrò molto il nostro cuore quando la Cocopa si fece
carico di elaborare una proposta di riforma costituzionale che raccoglieva lo spirito e la lettera degli accordi firmati.
Questa proposta era la nostraperché in essa era raccolta la nostra parola.
Noi popoli indios ci siamo riuniti nel Forum Nazionale Indigeno e poi nel Congresso Nazionale Indigeno; da lì, con responsabilità, con la
rappresentatività dei nostri popoli ed in maniera organizzata, abbiamo pronunciato la nostra parola ed abbiamo visto avanzare l'iniziativa della Cocopa nelle nostre regioni, nei nostri municipi, nei nostri villaggi e comunità.
La parola della Cocopa è stata ascoltata, studiata ed accettata da
oltre quattro anni dai nostri villaggi e comunità che oggi ci mandano
davanti a voi, signore e signori legislatori, per confermare questa stessa parola.
L'iniziativa della Cocopa è la nostra, è la nostra parola. In essa
si esprime quello che i popoli indios del Messico desiderano e di cui hanno bisogno: il riconoscimento costituzionale dei nostri popoli, dei nostri diritti, della nostra Autonomia, della nostra dignità, della nostra verità.

Mai più un Messico senza di noi!"

Congresso Nazionale Indigeno
Messico, Distrito Federal
Palazzo Legislativo

(traduzione Comitato Chiapas "Maribel" – Bergamo)
QUE VIVA MARCOS!

"FUERZA Y AMOR!"

 

BRASILE. NON BALLIAMO PER I LUPI

22 aprile 2000

I rappresentanti delle popolazioni indigene brasiliane hanno rifiutato di presentare le loro danze tradizionali davanti al presidente del Brasile, Fernando Henrique Cardoso, e al presidente del Portogallo, Jorge Sampaio, nel corso dell'inaugurazione di una mostra per i 500 anni dalla scoperta del Paese.
"Non abbiamo rancori, ma questa non è la nostra commemorazione", hanno detto i rappresentanti indios.
L'anniversario, che ricorda i navigatori portoghesi arrivati in Brasile 500 anni fa (22 aprile 1500), è stato macchiato da brutali cariche della polizia

5 marzo 2000

Un itinerario di resistenza possibile e' l'onestà intellettuale dell'intelligenza che non si piega al compromesso,e che attinge, per una schietta ed urgente esigenza di verità e di speranza ad analoghe istanze morali nell'affrontare il mondo e la vita .

La resistenza e' sempre il frutto di un percorso di ricerca e di speranza , nella consapevole certezza che il punto di riferimento ultimo rimane il bene inalienabile della dignità della vita umana in tutte le sue forme.

La resistenza e' anche espressione non violenta della volonta' di sussistenza di valori comuni ed è spesso un "dovere" delle minoranze non elitarie.

Adesso basta, ¡ya basta!, dice e ripete la voce più antica, noi indigeni che siamo il colore della terra. Vogliamo un posto. Abbiamo bisogno di un posto. Ci meritiamo un posto, noi che siamo il colore della terra. Un posto degno per essere quello che siamo noi, il color della terra. Per non essere più l'angolo dell'oblio. Per non essere più oggetto di disprezzo. Per non essere più motivo di schifo. Per non essere più la nera mano che riceve elemosina e lava coscienze. Per non essere più la vergogna del colore. Per non essere più la pena della lingua. Per non essere più l'umiliazione o la morte per sentenza. Perciò questa è la marcia della dignità indigena, la marcia del colore della terra.
E comincia questa marcia oggi che la luna è nuova, affinché la terra mieta alla fine la giustizia per quelli che sono il colore della terra. E comincia oggi una marcia che non è solo nostra, ma di tutti quelli che sono il colore della terra. E comincia oggi il terremoto più grande e primordiale, la memoria di colui che ci ha fatto nazione, ci ha dato la libertà e ci ha dato la grandezza. Comincia la marcia della dignità indigena, la marcia del colore della terra.

"I popoli felici non hanno storia"

"E non ce l'hanno perché il loro modo di pensare, la loro cultura, non poggia né si sofferma su ciò che è successivo, frammentario e individualizzato (salvo nel segnalare certi accadimenti ciclici, manifestati nelle loro genealogie, ed eventi mitici), ma, piuttosto, nella dimensione del simultaneo: vivono così un presente indefinito, sempre nuovo, perché costantemente si rigenera..... La visione storica attuale accorda al tempo storico una cronologia oraria e lineare, assegnandole una pretesa realtà oggettiva, che è tale solo nella mente soggettiva dei contemporanei. Concepire la storia, la filosofia o la letteratura, non è, come si pensa, un progresso sociale, o una tappa culturale superiore, ma piuttosto il contrario, l'indice più netto di una degradazione irreversibile. Questo è quello che è accaduto con l'antichità classica, e l'Occidente è andato conquistando l'Oriente, oggi già legato per il collo allo strepitoso crollo della società moderna. ".......Según las costumbre guaraníes, Tupa creó el universo para que los animales y los hombres, las plantas, los astros, pudieran vivir en él en completa armonía.

dalla ML di PeaceLink
NOI SIAMO PARTE DELLA TERRA

Nel 1854 il "Grande Bianco" di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri' di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano. Ecco la risposta del "Capo Seattle", considerata ancora oggi la piu' bella, la piu' profonda dichiarazione mai fatta sull'ambiente.

"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come e' che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e' sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e' sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se' il ricordo dell'uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.

Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e' solamente acqua, per noi e' qualcosa di immensamente significativo: e' il sangue dei nostri padri.

I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi

lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e' uguale all'altra, perche' e' come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu' gli conviene. La terra non e' suo fratello, anzi e' suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre, piu' lontano.

Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera' tutta la terra e a lui non restera' che il deserto.

Non esiste un posto accessibile nelle citta' dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e' perche' io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo' avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?

Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e' preziosa per l'uomo rosso, giacche' tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi e' preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere.

Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e' lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre.

Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro' una condizione: l'uomo bianco dovra' rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'e' l'uomo senza le bestie?

Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche' i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e' arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e' la madre di tutti noi. Tutto cio' che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi' e' l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio' che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e' l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e' soltanto un filo. Tutto cio' che egli fa alla trama lo fa a se stesso.

C'e' una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprira' presto: il nostro Dio e' lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e' il Dio dell'uomo e la sua pieta' e' uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui e' preziosa. Dov'e' finito il bosco? E' scomparso. Dov'e' finita l'aquila? E' scomparsa. E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".

Scritto da: Fabio De Benedetto e Daniele Palo, addetti a PeaceLink, classe 2° C dell'Istituto Alberghiero di Leporano (TA)

from

E se orientarsi significa, fondamentalmente, poter fissare un punto amabile dell'orizzonte, mettiamoci in cerchio affinché ognuno di noi possa scrutare un frammento dell'orizzonte che posto accanto ad un altro frammento ci consenta di delinearlo con maggiore chiarezza.

Con "InterLinea con..." proveremo a collegare questi frammenti, a comunicarli e a renderli attivi per tutti coloro che, con 'zaino leggero' amano unirsi nell'avventura della ricerca.

Un ossimoro rampante: sviluppo sostenibile

NOI SIAMO PARTE DELLA TERRA

BRASILE. NON BALLIAMO PER I LUPI

RIGOBERTA MENCHU, GUATEMALA:

Credo che proprio i bambini indigeni abbiano un messaggio da dare al mondo...sono il frutto di una cultura millenaria, costudiscono saperi, e
io desidererei che un giorno tutti i bambini del mondo possano fruire della loro esperienza e possano accedere a questi saperi.

Nadia Scardeoni
LMD Laboratorio Maieutico Dolciano

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Vedi anche:

Indigeni e Sem Terra: alleati per far rinascere la foresta
Indigeni di nove paesi definiscono l'agenda per l'Amazzonia (en español)
L'incontro coordinatore delle organizzazioni indigene (en español)

A partire dall'opzione dei poveri
Il Plan Colombia
Il sogno continua nella lotta dei popoli indigeni

COICA

A.C.S.S.I.A


* www.gfbv.it:
www.gfbv.it/2c-stampa/04-1/040505bit.html | www.gfbv.it/2c-stampa/04-1/040407ait.html | www.gfbv.it/2c-stampa/04-1/040322it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/03-2/030808ait.html | www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html

* www: www.cedincr.org | www.ilo.org

La Dichiarazione di Seattle dei Popoli Indigeni
approvata in occasione della Terza Conferenza dei Ministri dell'Organizzazione mondiale del Commercio WTO (30 Novembre - 3 Dicembre 1999)

Seattle, dicembre 1999

INDICE
Accordo sull'agricoltura | Accordo sui prodotti della foresta | Furto e brevettabilità delle risorse biogenetiche | Accordo generale sui servizi | Richieste su: | - liberalizzazione di servizi ed investimenti | - accordo sull'agricoltura | - accordi TRIPs | Appello agli Stati membri della WTO | Organizzatori e sostenitori dell'Assemblea | Link e contatti

Noi, popoli indigeni provenienti da diverse parti del mondo, siamo giunti a Seattle per dar voce alla nostra grande preoccupazione sul modo in cui l'Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization / WTO) stanno distruggendo la Madre Terra, di cui facciamo parte, e la sua pluralità culturale e biologica.

La liberalizzazione del commercio e lo sviluppo orientato all'esportazione, cioè i principi ed i processi dominanti che la WTO attivamente sostiene, hanno un effetto devastante sulla vita dei popoli indigeni. Il nostro diritto originario all'autodeterminazione, la nostra sovranità in quanto nazioni, ed i trattati e gli altri accordi tra nazioni e popoli indigeni ed altri Stati nazionali, sono calpestati da gran parte delle convenzioni della WTO. Le conseguenze incommensurabilmente grandi di queste convenzioni sulle nostre comunità, vuoi per le devastazioni ambientali, vuoi per la militarizzazione e la violenza che di sovente accompagnano i progetti di sviluppo, sono assai gravi e richiedono immediata attenzione.

PROGETTO DI DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI POPOLI INDIGENI

Parte I | Parte II | Parte III | Parte IV | Parte V | Parte VI | Parte VII | Parte VIII | Parte IX

Affermando che i popoli indigeni sono uguali per dignità e diritti a tutti gli altri popoli, riconoscendo inoltre il diritto di tutti gli individui e popoli ad essere differenti, a considerare se stessi differenti, e ad essere rispettati come tali,

Affermando inoltre che tutti popoli contribuiscono alla diversità e alla ricchezza delle civiltà e delle culture, che costituisce la comune eredità del genere umano,

Riaffermando che tutte le dottrine, le politiche e le pratiche basate sul razzismo e sulla superiorità razziale, religiosa, etnica o culturale sono scientificamente false, non valide dal punto di vista legale, moralmente condannabili e socialmente ingiuste,

Affermando ancora che i popoli indigeni, nell’esercizio dei propri diritti, devono essere liberi dalla discriminazione di ogni genere,

Preoccupati del fatto che molti popoli indigeni sono stati privati dei propri diritti umani e delle libertà fondamentali, conseguendone, inter alia, la colonizzazione e l'espropriazione delle loro terre, territori e risorse, impedendone l’esercizio del loro diritto allo sviluppo, secondo i loro bisogni e interessi,

Riconoscendo l'urgente necessità di rispettare e promuovere i diritti inerenti e le caratteristiche dei popoli indigeni, in special modo i loro diritti alle proprie terre, territori e risorse, che derivano dalle loro culture, tradizioni spirituali, storie e filosofie, come dalle loro strutture politiche, economiche e sociali,

Accogliendo di buon grado il fatto che i popoli indigeni si organizzino per promuovere la loro crescita politica, sociale, economica e culturale e per chiudere il capitolo di tutte le forme di discriminazione ed oppressione laddove esse si verifichino,

Nella convinzione che il controllo dei popoli indigeni sullo sviluppo che riguarda loro stessi e le loro terre, territori e risorse li metterà in grado di continuare e rafforzare le loro istituzioni, culture e tradizioni, così come di promuovere il loro sviluppo secondo le proprie aspirazioni e necessità,

Riconoscendo inoltre che il rispetto per le conoscenze, le culture e le pratiche tradizionali indigene contribuisce allo sviluppo sostenibile ed equo e alla gestione adeguata dell'ambiente,

Enfatizzando la necessità di una demilitarizzazione delle terre e dei territori dei popoli indigeni, che contribuirà alla pace, al progresso economico e sociale e allo sviluppo, alla comprensione e alle relazioni amichevoli tra le nazioni e i popoli del mondo,

Riconoscendo in particolare che è nel massimo interesse dei bambini indigeni che le loro famiglie e comunità condividano le responsabilità per la loro crescita, allevamento ed educazione,

Credendo che i popoli indigeni hanno il diritto di determinare liberamente le loro relazioni con gli stati in uno spirito di coesistenza, reciprocità e pieno rispetto,

Considerando che i trattati, gli accordi e le altre intese tra gli Stati e i popoli indigeni sono motivi di interesse e responsabilità internazionale,

Notando che la Carta delle Nazioni Unite, la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici afferma la fondamentale importanza del diritto di autodeterminazione di tutti i popoli, in virtù del quale essi determinano liberamente il proprio status politico e liberamente perseguono il proprio sviluppo economico, sociale e culturale,

Tenendo a mente che nulla in questa Dichiarazione può essere usato come pretesto per negare a qualsiasi popolo il diritto all'autodeterminazione,

Incoraggiando gli Stati ad applicare e ad implementare efficacemente tutti gli strumenti internazionali che riguardano i popoli indigeni, specie quelli sui diritti umani, in consultazione e cooperazione con i popoli in questione,

Enfatizzando che le Nazioni Unite giocano un ruolo importante e continuo nella promozione e nella tutela dei diritti dei popoli indigeni

Credendo che questa Dichiarazione sia un altro importante passo nel riconoscimento, nella promozione e nella protezione dei diritti e delle libertà dei popoli indigeni e nello sviluppo di attività rilevanti del sistema delle Nazioni Unite in questo campo,

Solennemente proclama la seguente Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni:

topParte I
1) I popoli indigeni hanno diritto al pieno ed effettivo godimento di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali riconosciute nella Carta delle Nazioni Unite, nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nella legislazione internazionale dei diritti umani.
2) Gli individui e i popoli indigeni sono liberi e uguali per dignità e diritti a tutti gli esseri umani e popoli, ed hanno il diritto di essere liberi da ogni genere di discriminazione, in particolare quella basata sulla loro origine o identità indigena.
3) I popoli indigeni hanno diritto all'autodeterminazione. In virtù di tale diritto, essi scelgono liberamente il loro status politico e liberamente perseguono il loro sviluppo economico, sociale e culturale.
4) I popoli indigeni hanno il diritto di mantenere e rafforzare le loro distinte caratteristiche politiche, economiche, sociali e culturali, così come i loro sistemi legali, pur conservando i loro diritti a partecipare pienamente alla vita politica, economica, sociale e culturale dello Stato.
5) Ogni individuo indigeno ha diritto ad una nazionalità.

topParte II
6) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo di esistere in libertà, pace e sicurezza come popoli distinti e di essere protetti dal genocidio o da qualsiasi altro atto di violenza, incluso l’allontanamento di bambini indigeni dalle loro famiglie e comunità, per qualunque pretesto. Inoltre, essi hanno i diritti individuali alla vita, all'integrità mentale e fisica, alla libertà e alla sicurezza della persona.
7) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo ed individuale di essere protetti dall'etnocidio e dal genocidio culturale, inclusa la prevenzione e la riparazione per:
a) qualunque azione che abbia l'intento o l'effetto di deprivarli della propria integrità come società distinte, o dei propri valori culturali o identità etniche;
b) qualunque azione che abbia l'intento o l'effetto di espropriarli delle loro terre, territori o risorse
c) qualunque forma di trasferimento di popolazione che abbia l'intento o l'effetto di violare o minacciare qualunque dei loro diritti;
d) qualunque forma di assimilazione o integrazione forzata ad altre culture o stili di vita imposti mediante misure legislative, amministrative o altro;
e) qualunque forma di propaganda diretta contro di loro.
8) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo e individuale di mantenere e sviluppare le loro distinte caratteristiche ed identità, incluso il diritto ad identificare se stessi come indigeni ed essere riconosciuti come tali.
9) Gli individui e i popoli indigeni hanno il diritto di appartenere ad una nazione o ad una comunità indigena, in accordo con le tradizioni e gli usi della comunità o della nazione di riferimento. Nessuno svantaggio di alcun tipo può derivare dall'esercizio di un tale diritto.
10) I popoli indigeni non saranno forzatamente rimossi dalle proprie terre o territori. Nel caso di uno spostamento forzato esso avverrà con il libero ed informato consenso dei popoli indigeni in questione e previo accordo su una giusta e adeguata compensazione, e, ove possibile, con la possibilità di farvi ritorno.
11) I popoli indigeni hanno il diritto a una speciale protezione e sicurezza in periodi di conflitto armato. Gli Stati osserveranno gli standards internazionali, in particolare la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, per la protezione delle popolazioni civili in circostanze di emergenza e di conflitto armato, e non dovranno:
a) reclutare i popoli indigeni, contro la loro volontà, nelle forze armate e, in particolare, per schierarli contro altri popoli indigeni;
b) reclutare bambini indigeni nelle forze armate sotto qualsiasi circostanza;
c) obbligare individui indigeni ad abbandonare le proprie terre, territori e mezzi di sussistenza e rilocarli in centri speciali per fini militari.

topParte III
12) I popoli indigeni hanno il diritto di rivitalizzare e praticare le proprie tradizioni culturali. Ciò include il diritto a mantenere, proteggere e sviluppare le manifestazioni passate, presenti e future delle loro culture, come i siti e le strutture archeologiche e storiche, gli artefatti, i disegni, le cerimonie, le tecnologie e le arti visuali e rappresentative e le letterature, così come il diritto alla restituzione della proprietà culturale, intellettuale, religiosa e spirituale presa senza il loro libero ed informato consenso o in violazione alle loro leggi e tradizioni.
13) I popoli indigeni hanno il diritto di manifestare, praticare ed insegnare le proprie tradizioni spirituali e religiose, i loro usi e cerimonie; hanno il diritto di mantenere, proteggere, ed avere accesso in privato ai propri siti religiosi e culturali; il diritto all'uso e al controllo di oggetti cerimoniali; e il diritto al rimpatrio di resti umani. Gli Stati adotteranno misure concrete, insieme ai popoli indigeni interessati, per assicurare che i luoghi sacri indigeni, incluse le sedi sepolcrali, siano preservati, rispettati e protetti.
14) I popoli indigeni hanno il diritto di rivitalizzare, utilizzare, sviluppare e trasmettere alle generazioni future la loro storia, le loro lingue, tradizioni orali, filosofie, sistemi di scrittura e letterature, e di stabilire e mantenere i loro nomi propri per comunità, luoghi e persone. Gli Stati adotteranno misure concrete, ogni qualvolta i diritti degli indigeni siano minacciati, per assicurare che questo diritto sia tutelato, e che i popoli indigeni possano comprendere ed essere compresi nelle procedure politiche, legali ed amministrative, ove necessario attraverso un servizio di interpretariato o altri mezzi adeguati.

topParte IV
15) I bambini indigeni hanno diritto a tutti i livelli e le forme di educazione dello Stato. Anche tutti i popoli indigeni hanno questo diritto, oltre al diritto di stabilire e controllare i propri sistemi e le proprie istituzioni educative nella propria lingua, secondo modelli appropriati alle loro metodologie culturali di apprendimento e insegnamento.
I bambini indigeni che vivono fuori dalle loro comunità originarie hanno il diritto di accedere ai sistemi educativi della loro lingua e cultura. Gli Stati adotteranno misure concrete per approntare le risorse necessarie a questi scopi.
16) I popoli indigeni hanno il diritto a che la dignità e la diversità delle loro culture, tradizioni, storie ed aspirazioni si riflettano adeguatamente in tutte le forme di educazione ed informazione pubblica. Gli Stati adotteranno misure concrete, in consultazione con i popoli indigeni interessati, per eliminare il pregiudizio e la discriminazione e promuovere la tolleranza, la comprensione e le buone relazioni tra i popoli indigeni e tutti i segmenti della società.
17) I popoli indigeni hanno il diritto di istituire i loro media nella propria lingua. Essi hanno inoltre diritto all'accesso a tutte le forme di media non-indigeni. Gli Stati adotteranno misure concrete per garantire par condicio alle culture indigene nei mezzi di informazione pubblici.
18) I popoli indigeni hanno diritto al pieno ed effettivo godimento di tutti i diritti previsti dalle leggi internazionali sul lavoro e dalla legislazione nazionale sul lavoro. Gli individui indigeni hanno il diritto a non essere sottoposti ad alcuna discriminazione in materia di lavoro, salario e impiego.

topParte V
19) I popoli indigeni hanno il diritto di partecipare pienamente a tutti i livelli decisionali sulle questioni che possono interessare i loro diritti, le loro vite e i loro destini per mezzo di rappresentanti scelti da loro stessi in conformità con le loro procedure, così come di mantenere e sviluppare le proprie istituzioni decisionali.
20) I popoli indigeni hanno il diritto di partecipare pienamente, se lo desiderano, per mezzo di procedure stabilite da essi stessi, alla creazione di misure legislative ed amministrative che possano riguardarli. Gli Stati otterranno il libero ed informato consenso dei popoli in questione prima di implementare tali misure.
21) I popoli indigeni hanno il diritto di mantenere e sviluppare i loro sistemi politici, economici e sociali, di essere garantiti nel godimento dei propri mezzi di sussistenza e di sviluppo, di impegnarsi liberamente nelle loro attività tradizionali e in altre di tipo economico. Ai popoli indigeni che sono stati privati dei propri mezzi di sussistenza e sviluppo spetta una giusta ed adeguata compensazione.
22) I popoli indigeni hanno diritto a misure speciali per l'immediato, effettivo e continuativo miglioramento delle loro condizioni economiche e sociali, incluso nelle aree dell'occupazione, dell'apprendistato e della riqualifica professionale, dell'ambiente domestico, della salute e della sicurezza sociale. Si dovrà prestare particolare attenzione ai diritti ed alle speciali necessità di anziani, donne, giovani, bambini e disabili indigeni.
23) I popoli indigeni hanno il diritto di determinare e sviluppare priorità e strategie per esercitare il diritto allo sviluppo. In particolare, i popoli indigeni hanno il diritto a determinare e sviluppare tutti i programmi relativi alla salute, all'ambiente domestico e ad altri piani economici e sociali che li riguardano e, per quanto possibile, ad amministrare tali programmi attraverso istituzioni proprie.
24) I popoli indigeni hanno diritto alle loro medicine tradizionali e alle loro pratiche di salute, incluso il diritto alla protezione di piante medicinali, di animali e minerali vitali. Hanno anche il diritto all’accesso, senza alcuna discriminazione, a tutte le istituzioni mediche, ai servizi sanitari ed all’assistenza medica.

topParte VI
25) I popoli indigeni hanno diritto a mantenere e rafforzare il loro rapporto distintivo, spirituale e materiale con le loro terre, territori, acque, mari ed altre risorse che hanno tradizionalmente posseduto o altrimenti occupato o utilizzato, e a conservare queste responsabilità a favore delle generazioni future.
26) I popoli indigeni hanno il diritto di possedere, sviluppare, controllare ed utilizzare le loro terre e territori, incluso l’ambiente costituito da terra, aria, acqua, mare, ghiacci, flora e fauna ed altre risorse che hanno tradizionalmente posseduto o altrimenti occupato o utilizzato. Ciò include il diritto al pieno riconoscimento delle loro tradizioni, leggi e costumi, sistemi di gestione della terra e istituzioni per lo sviluppo e la gestione delle risorse, e il diritto a misure concrete da parte degli Stati volte a prevenire ogni interferenza, alienazione o ingerenza su questi diritti.
27) I popoli indigeni hanno diritto alla restituzione delle terre, territori e risorse che hanno tradizionalmente posseduto o altrimenti occupato o utilizzato, e che siano stati confiscati, occupati, usati o danneggiati senza il loro libero ed informato consenso. Ove ciò non sia possibile, hanno diritto ad una giusta ed adeguata compensazione. A meno che non ci sia altro tipo di accordo siglato liberamente con i popoli in questione, la compensazione sarà sotto forma di terre, territori e risorse uguali in qualità, misura e status legale.
28) I popoli indigeni hanno il diritto alla conservazione, alla tutela e alla protezione dell'ambiente totale e della capacità produttiva delle loro terre, territori e risorse, così come all'assistenza per questi scopi da parte degli Stati e attraverso la cooperazione internazionale. Le attività militari non avrà luogo nelle terre e nei territori dei popoli indigeni, a meno che un libero accordo da parte dei popoli in questione non lo preveda. Gli Stati adotteranno misure concrete per garantire che il magazzinaggio o la sistemazione di materiali pericolosi non venga disposta nelle terre e nei territori dei popoli indigeni. Gli Stati inoltre adotteranno misure concrete per implementare i programmi sanitari di monitoraggio e assistenza alle popolazioni indigene, sviluppati proprio dalle stesse popolazioni affette da questo genere di materiale.
29) Ai popoli indigeni spetta il diritto al riconoscimento del possesso, del controllo e della tutela della loro proprietà intellettuale e culturale. Inoltre, essi hanno il diritto a misure speciali per controllare, sviluppare e proteggere le loro scienze, tecnologie e manifestazioni culturali, incluse le risorse umane e genetiche, le sementi, le medicine, le conoscenze sulle proprietà della fauna e della flora, le tradizioni orali, le letterature, i disegni e le arti visuali e rappresentative.
30) I popoli indigeni hanno il diritto di stabilire e incentivare priorità e strategie per lo sviluppo o l’utilizzo delle loro terre, territori e risorse, incluso il diritto di esigere che gli Stati ottengano il loro libero ed informato consenso prima dell'avvio di qualsiasi progetto sulle loro terre, territori e risorse, particolarmente in connessione con lo sviluppo, l’utilizzo o lo sfruttamento delle risorse minerarie, acquifere o di altre. Nella ricerca di un accordo con i popoli indigeni in questione, si provvederà ad una giusta ed adeguata compensazione per qualsiasi attività o misura presa per mitigare l'avverso impatto ambientale, economico, sociale, culturale o spirituale.

topParte VII
31) I popoli indigeni, come forma specifica di esercizio del loro diritto di autodeterminazione, hanno il diritto all'autonomia e all'autogoverno in questioni relative ai loro affari interni e locali, includendo cultura, religione, educazione, informazione, media, salute, ambiente domestico, impiego, benessere sociale, attività economiche, gestione della terra e delle risorse, ambiente ed accesso di non membri, così come modi e mezzi per finanziare queste funzioni autonome.
32) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo di determinare le loro cittadinanze in accordo con i loro costumi e tradizioni. La cittadinanza indigena non pregiudica il diritto degli individui indigeni a ottenere la cittadinanza dagli Stati in cui vivono. I popoli indigeni hanno il diritto di determinare le strutture e di scegliere i membri delle loro istituzioni in conformità con le loro procedure.
33) I popoli indigeni hanno il diritto di promuovere, sviluppare e mantenere le loro strutture istituzionali e i loro usi giuridici tipici, le tradizioni, i procedimenti e le prassi, in modo conforme agli standard dei diritti umani internazionalmente riconosciuti.
34) I popoli indigeni hanno il diritto collettivo di determinare le responsabilità degli individui verso le proprie comunità.
35) I popoli indigeni, in particolare quelli divisi da frontiere internazionali, hanno il diritto di mantenere e sviluppare contatti, relazioni e cooperazione, incluse le attività di interesse spirituale, culturale, politico, economico e sociale, con altri popoli al di là dei confini. Gli Stati adotteranno misure concrete per assicurare l’esercizio e l’implementazione di questo diritto.
36) I popoli indigeni hanno diritto al riconoscimento, all'osservanza e al rafforzamento di trattati, accordi e altre intese concluse con gli Stati o con i loro successori, secondo il loro intento e spirito originario, ed hanno diritto a che gli Stati onorino e rispettino tali trattati, accordi e intese. I conflitti e le dispute che non possono essere risolte in altro modo, dovrebbero essere sottoposte agli organismi internazionali competenti concordati da tutte le parti in causa.

topParte VIII
37) Gli Stati adotteranno misure concrete ed appropriate, in consultazione con i popoli in questione, per dar pieno effetto alle clausole di questa Dichiarazione. I diritti in essa riconosciuti saranno adottati ed inclusi nella legislazione nazionale in modo tale che i popoli indigeni possano godere di tali diritti nella pratica.
38) I popoli indigeni hanno diritto ad accedere ad un'adeguata assistenza finanziaria e tecnica, da parte degli Stati e attraverso la cooperazione internazionale, per perseguire liberamente il loro sviluppo politico, economico, sociale, culturale e spirituale, e per il godimento dei diritti e delle libertà riconosciute in questa Dichiarazione.
39) I popoli indigeni hanno diritto ad intervenire a livello decisionale, attraverso procedure reciprocamente accettabili ed eque per la risoluzione di conflitti e dispute con gli Stati, così come a rimedi effettivi per tutte le violazioni dei loro diritti individuali e collettivi. Tale decisione dovrà tenere in considerazione gli usi, le tradizioni, le regole e i sistemi legali dei popoli indigeni in questione.
40) Gli organi e le agenzie specializzate del sistema delle Nazioni Unite ed altre organizzazioni intergovernative contribuiranno alla piena realizzazione delle clausole di questa Dichiarazione attraverso la mobilitazione, inter alia, della cooperazione finanziaria e dell’assistenza tecnica. Si dovranno stabilire modi e mezzi per assicurare la partecipazione dei popoli indigeni ai temi che li riguardano.
41) Le Nazioni Unite adotteranno le misure necessarie per garantire l'adempimento di questa Dichiarazione, inclusa la creazione di un organo ai massimi livelli, con competenza speciale in questo settore e con la diretta partecipazione dei popoli indigeni. Tutti gli organismi delle Nazioni Unite promuoveranno il rispetto e l’applicazione delle clausole di questa Dichiarazione.

topParte IX
42) I diritti ivi contenuti costituiscono gli standard minimi per la sopravvivenza, la dignità ed il benessere dei popoli indigeni del mondo.
43) Tutti i diritti e le libertà qui riconosciute sono garantite in maniera eguale agli individui indigeni maschi e femmine.
44) Nulla in questa Dichiarazione può essere interpretato per diminuire o estinguere i diritti esistenti o futuri che i popoli indigeni possano avere o acquisire.
45) Nulla in questa Dichiarazione può essere interpretato come implicante per qualsiasi Stato, gruppo o persona un diritto ad intraprendere qualsiasi attività o a compiere qualsiasi atto contrario alla Carta delle Nazioni Unite.

Traduzione di Roberta Mineo. Tradotto dalla risoluzione della Sottocommissione per la Prevenzione della Discriminazione e la Protezione delle Minoranze n. 1994/45. Il Progetto di Dichiarazione è al momento al vaglio del Gruppo di Lavoro inter sessioni sulla Dichiarazione dei Popoli Indigeni della Commissione dei Diritti Umani. Un’altra versione in italiano della Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni è pubblicata sul n. 52 di Latinoamerica (ottobre-dicembre 1993), tradotta da una stesura precedente.


Vedi anche:
La Convenzione ILO 169 su popoli indigeni e tribali:
www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html
La Dichiarazione di Seattle dei Popoli Indigeni: www.gfbv.it/3dossier/seattle-it.html
ONU: www.un.org/ - ILO: www.ilo.org/

La Convenzione ILO 169
Un importante standard di tutela per i popoli indigeni

La Convenzione riguarda anche l'Europa | I diritti fondamentali riconosciuti nella Convenzione ILO 169 | Gli Stati ratificanti | Devono aderire anche gli Stati senza popoli indigeni | Fonte

Testo italiano della Convenzione | Versione originale inglese

Trecento milioni di persone - il quattro od il cinque per cento della popolazione mondiale - appartengono a popoli, nazioni, tribù o comunità che vivono spesso in stretto contatto con la natura in qualità di antichi abitatori delle loro terre. Spesso questi popoli sono vittime di sfruttamento, repressione, discriminazione e di sottrazione delle basi della loro esistenza da parte degli Stati sul cui territorio essi abitano. Il 75 per cento di tutte le materie prime non rinnovabili si trova sulle terre dei popoli indigeni, e gli Stati dell'Occidente industrializzato partecipano a quasi tutti i megaprogetti di sfruttamento relativi alle terre degli indigeni.

su / obenLa Convenzione riguarda anche l'Europa
La Convenzione ILO 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, un'organizzazione di settore delle Nazioni Unite con sede a Ginevra (di cui fanno parte, accanto ai Governi, anche rappresentanti degli imprenditori e dei lavoratori) è finora l'accordo internazionale più completo riguardante la tutela dei popoli indigeni. La Convenzione 169 è stata sottoscritta soltanto da quattordici dei 173 Stati membri dell'ILO. Le potenze industriali dell'Occidente, tra cui anche l'Italia e la Germania, hanno dichiarato che la Convenzione non li riguarda, in quanto sul loro territorio non vivono popoli indigeni. Con i progetti di cooperazione e di sviluppo con gli Stati del Sud, in realtà, gli Stati europei hanno una grandissima influenza sul destino dei popoli indigeni. Ciò vale soprattutto nell'epoca della "globalizzazione". Se gli Stati dell'Occidente ratificassero questa Convenzione, sarebbero costretti a conformare alle sue norme la propria politica estera. Per questo motivo i rappresentanti dei popoli indigeni chiedono nuovamente che anche l'Italia, e con essa gli altri Stati d'Europa, aderiscano al gruppo degli Stati sottoscrittori.

La Convenzione ILO 169 è una rielaborazione della Convenzione 107 del 1958, anch'essa dedicata alla tutela dei popoli indigeni, ratificata da 27 Stati. La sua revisione si deve alle critiche degli interessati. Secondo queste critiche, lo scopo della Convenzione ILO 107, cioè l'integrazione dei popoli indigeni nelle società maggioritarie, dovrebbe cedere il passo ad un concetto di ampia autodeterminazione. All'elaborazione della Convenzione ILO 169 hanno collaborato, seppure indirettamente, i rappresentanti di numerosi popoli indigeni: uno dei limiti più gravi sta nella necessità di approvazione e ratifica della Convenzione da parte dei Parlamenti nazionali dei singoli Stati.

su / obenI diritti fondamentali riconosciuti nella Convenzione ILO 169
La Convenzione ILO 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e "tribali" e rivolge agli Stati sottoscrittori degli obblighi di ampia portata. In sette articoli si occupa specificamente delle questioni della proprietà fondiaria e dello sfruttamento delle materie prime; di questioni, cioè, d'importanza vitale per molti popoli indigeni. L'accordo contiene specificamente:

  • piena garanzia dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza discriminazioni (artt. 2, 3);
  • il diritto all'identità culturale (art. 4);
  • il diritto alle strutture ed alle tradizioni comunitarie (art. 4),
  • il diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano(art. 6);
  • il diritto alla definizione del proprio futuro (artt. 6, 7);
  • l'uguaglianza di fronte all'amministrazione ed alla giustizia (artt. 2, 8, 9);
  • il diritto alla terra ed alle risorse (artt. 13-19);
  • il diritto all'occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate (art. 20);
  • il diritto alla formazione ed all'accesso ai mezzi di comunicazione (art. 21).


su / obenGli Stati ratificanti
Fino ad oggi la Convenzione è stata ratificata dai Parlamenti dei seguenti 14 Stati:

Aggiornamento: 8.3.2001 da Sito Web ILO

Norvegia 19.06.1990
Messico 05.09.1990
Colombia 07.08.1991
Bolivia 11.12.1991
Costa Rica 02.04.1993
Paraguay 02.02.1994
Perù 02.02.1994
Honduras 28.03.1995
Danimarca 22.02.1996
Guatemala 05.06.1996
Olanda 02.02.1998
Fiji 03.03.1998
Ecuador 15.05.1998
Argentina 03.07.2000

Negli Stati sottoscrittori si possono constatare alcuni sviluppi positivi: lo Stato boliviano, per esempio, con una modifica costituzionale ha affermato la propria natura multietnica e multiculturale, ed ha riconosciuto il diritto dei popoli indigeni alla partecipazione alle decisioni che li riguardano. Il Messico ha disposto che nei processi penali siano prese in considerazione le consuetudini dei popoli indigeni. Peraltro, l'ILO ha preso atto di gravi abusi nei confronti dei lavoratori indigeni del Messico, ed ha fatto pressioni per un miglioramento della situazione. Risultati assolutamente positivi si registrano invece in Norvegia, ove è stato istituito il Parlamento del popolo indigeno dei Saami, che partecipa a tutte le decisioni riguardanti tale popolo. Al Parlamento dei Saami è trasmesso anche, per un giudizio, il rapporto norvegese sullo stato dell'applicazione della Convenzione.

I Paesi Bassi hanno ratificato la Convenzione nel 1998. Questo Stato ha già dichiarato che si atterrà ai criteri di cui alla Convenzione per quanto riguarda i voli militari a bassa quota sul Labrador in Canada, ed il commercio del legname tropicale. Nel Parlamento austriaco, invece, i tentativi di adesione sono regolarmente falliti. Sebbene solo pochi stati abbiano finora ratificato la Convenzione ILO 169, l'influsso di questo strumento si estende su di una più vasta cerchia di Stati. Ad esempio, la Duma Russa ha chiesto all'ILO una consulenza per una possibile nuova legislazione riguardante i popoli indigeni di quel Paese.

Da parte indigena, la Convenzione è stata generalmente accolta con favore. Sebbene le siano imputate anche parziali tendenze assimilatorie, la Convenzione è vista con favore, notandovisi in generale evidenti progressi rispetto alla versione precedente. Questo trattato chiarisce che in nessun caso un trattamento particolare dei popoli indigeni in ambiti specifici deve condurre ad una sorta di apartheid. Gli appartenenti ai popoli indigeni hanno sì il diritto alla propria cultura, ma non possono in nessun caso essere costretti alla tradizionale vita tribale. L'articolo 8 III garantisce loro la possibilità di scegliere il proprio modo di vita.

Sotto molti aspetti la Convenzione 169 è troppo generica e lascia molto spazio all'interpretazione. Ciò dipende anche dal fatto che il trattato deve valere per tutti i popoli indigeni, le cui condizioni effettive sono anche molto diverse. Agli Stati che non vogliano applicare con serietà la Convenzione si presentano pertanto molte scappatoie per eluderne le disposizioni.
Un altro punto critico è il fatto che ai popoli indigeni è sì riconosciuto il diritto ad essere consultati nei processi decisionali che li riguardino, ma non quello ad una competenza di codecisione attiva od ad un diritto di veto. Le istanze statali non-indigene hanno sempre l'ultima parola; gli indigeni, cioè, dipendono ancora dalla buona volontà dei governi. Anche se il trattato sottolinea che le decisioni vanno prese "di comune accordo", si configura qui una posizione giuridica piuttosto debole.

su / obenDevono aderire anche gli Stati senza popoli indigeni
Nel 1993 anche la Germania ha rifiutato la ratifica della Convenzione ILO 169, affermando che, sul territorio tedesco, non vivono popoli indigeni; e sostenendo che l'oggetto del trattato non la riguarda (stampa del Bundestag 12/2150). Identica posizione ha assunto l'Italia nel Consiglio Europeo del giugno 2000. In Germania, in risposta a successive interrogazioni, tale brusco rifiuto è stato un po' mitigato: secondo tale posizione, per il diritto internazionale non si potrebbe escludere un'adesione della Germania alla Convenzione, ma ciò "non avrebbe senso" (stampa del Bundestag 13/5367). In realtà l'adesione di numerosi Stati, soprattutto se economicamente potenti, sarebbe invece importante.

Ciò risulta chiaramente considerando la duplice intenzione del trattato, destinato in primo luogo a regolare i rapporti tra Stati e popoli indigeni; ma anche a contribuire alla creazione di un elenco di norme di validità universale. Un altro argomento a favore dell'adesione di Stati senza popoli indigeni è la possibilità di un controllo reciproco tra Stati. Secondo l'art. 22 dello Statuto ILO, infatti, gli Stati aderenti alle Convenzioni possono elevare reclami all'ILO. Sebbene non sia usuale, questo tipo di sanzione permette comunque un appiglio per petizioni e pressioni di natura politica. Inoltre le Organizzazioni non-governative avrebbero la possibilità di pubblicare con regolarità rapporti sullo stato dell'applicazione della Convenzione.

Inoltre, poiché l'approvazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni è rinviata a tempi lontani, la Convenzione ILO 169 è tuttora il più ampio e completo trattato internazionale a garanzia dei diritti dei popoli indigeni. Si tratta di un importante strumento per assicurare la sopravvivenza dei popoli indigeni di questa Terra. Resta da sperare che anche altri Stati europei la ratifichino, seguendo l'esempio norvegese, danese, olandese.

su / obenFonte: Articolo originario di Ines von Gerlach, tradotto ed attualizzato da Stefano Barbacetto e Mauro di Vieste, APM-Sudtirolo. Per maggiori informazioni vedi il sito dell'ILO.

Vedi anche:
Grandi dighe, diritti dei popoli e dell'ambiente. I casi di Yacyretà, Chioxy, Katse, il ruolo delle multinazionali italiane, dell'aiuto allo sviluppo, della Banca Mondiale e dei governi.

PROGETTO DI DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI POPOLI INDIGENI

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http://www.gfbv.it/












































































































































































































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